https://doi.org/10.36253/bsgi-7570
Sinergie tra turismo fotografico e mobilità lenta: alcune riflessioni nell’universo dei paesaggi del patrimonio
Synergies Between Photographic Tourism and Slow Mobility: Some Reflections within the Realm of Cultural and Natural Heritage Landscapes
Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società, Università degli Studi di Udine, Italia
E-mail: gianpietro.zaccomer@uniud.it
Abstract. Following the transformations that occurred during the pandemic, this study aims to review some fundamental aspects of the photographic tourism framework and to explore the synergy between this niche form of tourism and slow mobility, particularly within the context of heritage landscapes. The theoretical reflections presented are based on the results of a previous pilot project and on the analysis of a vast corpus of theses developed since 2020. These studies aimed to identify photographic tourism itineraries in Friuli Venezia Giulia (a region in northeastern Italy) that – by utilizing the networks of its Landscape Plan, especially the one focused on slow mobility – sought to offer tourists a rich experience of natural, cultural, and landscape appreciation along the proposed routes. The objective, evaluated through an innovative method of spatial analysis, was achieved by almost all of these itineraries. The final reflections reveal, among other things, how photographic tourists are considered “awareness agents”, as they not only promote the interpretation and documentation of heritage landscapes but also contribute to their conservation, enhancement, and enjoyment.
Keywords: tourism, photography, Regional Landscape Plan, Slow Mobility Network, Friuli Venezia Giulia.
Riassunto. Dopo le trasformazioni avvenute nel corso della pandemia, questo lavoro si propone di rivedere alcuni aspetti fondamentali del framework del turismo fotografico e di approfondire la sinergia esistente tra questa forma di turismo di nicchia e la mobilità lenta, nel contesto dei paesaggi del patrimonio. Le riflessioni teoriche proposte si basano sui risultati di un precedente progetto pilota e sull’analisi di un vasto corpus di tesi di laurea sviluppate a partire dal 2020. Questi studi avevano l’obiettivo di individuare degli itinerari di turismo fotografico in Friuli Venezia Giulia che – sfruttando le reti del suo Piano Paesaggistico, specialmente quella della mobilità lenta – miravano ad offrire ai turisti un elevato valore di fruizione naturalistica, culturale e paesaggistica degli itinerari proposti. L’obiettivo, valutato attraverso un originale metodo di analisi spaziale, è stato raggiunto dalla quasi totalità di questi itinerari. Le riflessioni finali palesano, tra l’altro, come i turisti fotografici possano essere considerati “agenti di consapevolezza” poiché possono favorire non solo l’interpretazione e la documentazione dei paesaggi di valore, ma anche la loro conservazione, valorizzazione e fruizione.
Parole chiave: turismo, fotografia, Piano Paesaggistico Regionale, Rete Mobilità Lenta, Friuli Venezia Giulia.
Contents
2. Il turismo fotografico: un framework in continua evoluzione
3. Le reti del Piano Paesaggistico Regionale
4. L’analisi del caso di studio
4.1. L’analisi spaziale dei percorsi rispetto al valore di fruizione
4.2 Il miglioramento della copertura spaziale
5. Riflessioni su consapevolezza e mobilità
6. Conclusioni e prospettive future
1. Introduzione
Fin dalla sua origine, si può sostenere che la fotografia ha sempre offerto ai suoi appassionati una prospettiva privilegiata attraverso cui guardare, interpretare e ricordare il mondo che li circonda. A partire dal 1826-27, quando J.N. Niépce fissò il primo scatto paesaggistico della storia, passando per l’avvento di apparecchiature fotografiche più semplici e portatili di fine Ottocento (Keim 2001), fino all’era digitale dove gli smartphone permettono a chiunque di catturare soggetti, ambienti e momenti (Mang et al. 2016), la fotografia ha sempre continuato ad evolversi grazie all’innovazione tecnologica, a nuovi modi di espressione e, soprattutto, alla trasformazione dei costumi sociali e culturali (Marra 2006, 2017).
Nel presente lavoro si intende approfondire la relazione tra il Turismo Fotografico (TuFo) e la Mobilità Lenta (MoL), ambiti sempre più interconnessi con i Paesaggi del Patrimonio (PdP). Questi paesaggi, intesi come spazi geografici di rilevanza storico-culturale e/o naturale, sono spesso riconosciuti come tali dalla società e dalle istituzioni locali, nazionali o internazionali, quali l’UNESCO (2023). Basandosi sull’identificazione teorica di questa forma di turismo di nicchia, piuttosto che di massa (Novelli 2005) – e tenendo a mente che, in generale, all’interno del mutuo rapporto tra “uomo” e “paesaggio”, la fotografia ha rappresentato, e ancora oggi rappresenta, un punto di congiunzione e di raccordo tra l’esplorazione, l’approfondimento personale e la documentazione visiva tout court – si intende investigare come il TuFo possa contribuire in modo significativo alla conservazione, alla valorizzazione e alla fruizione dei paesaggi appena citati.
Il presupposto di partenza di questo studio è che il TuFo, al giorno d’oggi, travalichi ormai il mero atto di “viaggiare per scattare e postare” le proprie fotografie in rete, ma rappresenti anche un mezzo efficace per l’educazione ambientale e per incrementare il bagaglio culturale dei fruitori degli scatti che, prima di tutto, sono utenti della rete. Rivolgendo sempre lo sguardo alla mobilità lenta, si rifletterà su come tale pratica “moderna” possa rafforzare il legame tra l’individuo e i PdP che lo circondano, promuovendo un turismo più sostenibile ed emotivamente coinvolgente.
Attraverso l’analisi di un ampio corpus di lavori accademici sviluppati dal 2020 al 2023, con il preciso intento di proporre itinerari concreti di TuFo nella regione Friuli Venezia Giulia (FVG), si proporrà innanzitutto un metodo originale per valutare l’effettiva capacità delle proposte di interessare ambiti territoriali di rilievo, suggerendo anche possibili integrazioni per una migliore copertura spaziale dei percorsi già individuati.
In sede di discussione di questo lavoro, si proporranno alcune riflessioni, prima di tutto riguardo alla possibilità che i “turisti fotografici” possano venir considerati come “agenti di consapevolezza”, considerato il loro ruolo rispetto ai PdP. Infine, si analizzerà il TuFo alla luce del nuovo paradigma della mobilità, dove il concetto di mobilità si estende oltre lo spostamento fisico per includere flussi digitali di informazioni, anche fotografiche, che influenzano la percezione dei paesaggi di valore.
2. Il turismo fotografico: un framework in continua evoluzione
Ancora oggi si sente spesso parlare in modo improprio di TuFo, confondendolo e associandolo al semplice atto – accessorio rispetto al viaggio – di scattare fotografie, o più recentemente selfie (Pearce e Moscardo 2015), nei luoghi visitati durante un viaggio. In realtà, il TuFo va ben oltre il cliché del turista di massa con una macchina fotografica al collo (Sontag 1992; Markwell 1997). Contrariamente all’immagine stereotipata di chi cattura momenti come un “cacciatore” che si appropria dei luoghi ritratti (Edensor 1998; Palmer e Lester 2005), questa tipologia di turismo non riguarda la massa e perciò richiede una definizione ben precisa prima di esplorare le sue potenzialità legate ai PdP e alla MoL.
Nel Dictionary of Geotourism di Chen et al. (2020, 471), il TuFo viene considerato come “un tipo di attività turistica incentrata sulla fotografia. I fotografi viaggiano in vacanza per scattare fotografie in destinazioni vicine o in luoghi di interesse lontani, per scoprire i paesaggi naturali e culturali attraverso le loro macchine fotografiche”. In linea con la “storica” definizione del TCI (1903), la più recente definizione enfatizza il fatto che la fotografia da semplice attività accessoria del viaggio, diventa la motivazione principale dello stesso: i turisti fotografici visitano i luoghi principalmente per scattare fotografie di paesaggi, natura, architettura, eventi culturali o altri soggetti di loro interesse. Inoltre, pone anche l’accento sulla distanza delle destinazioni che non sono esclusivamente esotiche, aprendo quindi alla tematica del turismo di prossimità di grande interesse dopo l’esplosione pandemica. Tuttavia, questa definizione risulta alquanto generica e manca del tutto di un riferimento teorico più preciso come quello fornito precedentemente da Gogoi (2014). Quest’ultimo colloca il TuFo all’interno del quadro teorico sugli Special Interest Tourism (SIT) così come definito da Novelli (2005), ossia come un turismo di nicchia dove il turista fotografico viaggia principalmente con lo scopo di immortalare soggetti che percepisce come unici. Ma anche questo quadro è recentemente cambiato. Infatti, se nel 2005 il TuFo viene classificato all’interno della macro-nicchia degli “altri SIT”, nel più recente lavoro Novelli et al. (2022) questo viene invece riposizionato in quella dei turismi di tipo nature-based, ossia di quelli in cui l’interesse principale è orientato verso i paesaggi di tipo naturale1. Tale rilocazione è in linea con quanto ricordato da Dell’Agnese (2018) sulle origini del turismo fotografico, in particolare a partire dai safari fotografici2. È abbastanza facile verificare in rete che oggigiorno l’ampia offerta di TuFo, pur presentando una larga gamma di viaggi finalizzati alla fotografia naturalistica e paesaggistica, supera questi target proponendo anche viaggi, per esempio, presso le grandi città europee (Zaccomer 2019).
Ricapitolando, per un turista fotografico la motivazione principale del viaggio è la cattura di immagini uniche, indipendentemente dalla tecnica o dal tipo di fotografia praticata. Coinvolgendo poi un numero ristretto di fotografi amatoriali, questo fenomeno tocca livelli qualitativi spesso elevati3, generalmente accresciuti da workshop tenuti da fotografi professionisti (Lu 2010), in particolare da quelli che si sono creati una certa reputazione in rete tra recensioni, video tutorial e book fotografici. Ulteriore caratteristica del TuFo è che, in quanto SIT, può facilmente ibridarsi con altre forme dello stesso tipo in modo da portare a offerte turistiche del tutto particolari, quasi tailor made, che possono facilmente essere pensate per rispondere alle specificità del territorio che le ospita4. La prima di queste, almeno in senso cronologico in quanto già implicata, attraverso la bicicletta, nella definizione del TCI (1903), è la passione legata alla mobilità lenta di cui si andrà a discutere fra poco.
Questa nicchia di turismo si è sviluppata nel tempo, passando da un’attività di viaggio che si è sempre avvalsa della tecnologia “analogica”, ma che solo con la rivoluzione digitale – che ha oggettivamente reso più facile scattare fotografie di buona qualità – si è ulteriormente arricchita grazie allo scambio sociale degli scatti via rete. Come esplicitato nel framework teorico di Zaccomer (2019), prima della pandemia, il fenomeno del TuFo si individuava dall’intersezione di cinque dimensioni: i SIT, la fotografia, il turista, la destinazione turistica e, a integrazione della proposta di Gogoi (2014), anche i social media. Tale inquadramento multidimensionale enfatizza il ruolo centrale dei social nel modellare e promuovere il turismo (non solo fotografico5) in modi prima nemmeno immaginabili. Questi media servono non solo come piattaforme per lo stoccaggio e per la condivisione degli scatti realizzati durante il viaggio6, ma diventano anche catalizzatori per l’ispirazione degli altri utenti, permettendo loro di scoprire nuove destinazioni o nuovi punti di vista di destinazioni già note, di scambiarsi suggerimenti e critiche – che non mancano mai in una platea di appassionati sempre alla ricerca dello “scatto perfetto” –, ma più in generale di interagire con una comunità che ha l’interesse specifico (alla base dello stesso SIT) della fotografia. Questo ha indubbiamente incrementato il fenomeno del “viaggiare per scattare e postare”, con i social media che diventano veicoli di promozione delle destinazioni turistiche attraverso gli occhi dei turisti fotografici7.
Se questo aspetto era già importante prima della pandemia, l’utilizzo della rete è diventato ancor più rilevante con l’avvento della stessa. Infatti, è possibile osservare l’emergere di due nuovi potenti trend negli ultimi anni. Il primo, ancora di tipo tecnologico, è legato ad una tendenza più ampia del mercato del software e dei servizi digitali che vede molti prodotti virare verso architetture basate sul cloud per offrire una maggiore flessibilità, accessibilità e integrazione con altri servizi web. Non fanno eccezione i più noti programmi di sviluppo e di post-produzione fotografica che si sono trasformati da tradizionali applicazioni desktop a servizi cloud, che quindi necessitano della rete per poter esprimere tutte le loro potenzialità. Questa tendenza sta oggigiorno esplodendo anche per l’avvento pervasivo dell’intelligenza artificiale (Curti e Fusi 2024), per cui in rete ci sono diverse applicazioni specializzate nell’elaborazione, sviluppo e perfezionamento delle fotografie, segnando una svolta epocale verso ambienti di lavoro digitali altamente interconnessi con capacità creative ancora solo intraviste8.
Il secondo aspetto è ancora legato alla pandemia. Infatti, con le pesanti restrizioni alla mobilità nazionale e internazionale per contenere la diffusione del virus, gli operatori nel settore del TuFo si sono trovati nell’impossibilità di concretizzare i loro viaggi e progetti. Di fronte a queste difficoltà, molti di essi hanno sfruttato ancor di più le potenzialità della rete per poter continuare la propria attività professionale. In particolar modo, è aumentata notevolmente l’offerta di corsi e webinar fotografici che ha permesso agli operatori non solo di mantenere l’engagement con la propria clientela, ma anche di raggiungere un pubblico ancora più ampio, superando spesso i confini geografici delle precedenti aree di mercato9.
Osservato l’emergere di questo tipo di tendenze, è logico pensare che la dimensione social media non sia più esaustiva per modellizzare l’impianto teorico odierno. Ecco perché si propone di sostituirla con quella della “Rete/Intelligenza Artificiale”, così come proposto in figura 1, in modo da rendere il framework più in linea con la situazione post-pandemica.
Dopo aver esaminato l’evoluzione del modello teorico del TuFo e i suoi risvolti tecnologici, è necessario introdurre alcuni elementi sulla pianificazione paesaggistica del FVG per far comprendere quanto la mobilità lenta venga valorizzata al suo interno e come questa possa costituire una guida non solo per individuare gli itinerari turistici orientati alla fotografia, ma anche per valutarli attraverso il metodo qui proposto.
3. Le reti del Piano Paesaggistico Regionale
Nell’aprile del 2018, con decreto del Presidente della Regione, è stato approvato il Piano Paesaggistico Regionale (PPR) del Friuli Venezia Giulia che, secondo Bertolini e Pascolini (2019), costituisce uno strumento che dà sia certezza di diritto rispetto ai contenuti prescrittivi relativi ai beni paesaggistici, sia indirizzi e direttive per la pianificazione dell’intero territorio regionale suddiviso in dodici Ambiti di Paesaggio (AP)10. La sua struttura è rappresentata in figura 2 (sx).
Lo stesso Piano tiene in grande considerazione l’aspetto della MoL. L’uso corrente di questo termine identifica forme di spostamento sostenibili che non ricorrono all’uso di un motore a combustibili fossili. Più recentemente, tale termine si è sempre più ampliato per ricomprendere non solo l’utilizzo di biciclette a pedalata assistita, ma anche dei monopattini elettrici che sono pure soggetti a limiti di velocità specifici per legge (Zaccomer 2021).
Battigelli (2019), concentrando l’attenzione sulla mobilità a due ruote, afferma che uno degli obiettivi del PPR del FVG consiste proprio nell’esplorazione del paesaggio regionale mediante l’uso della bicicletta. In altre parole, il Piano mira a facilitare e promuovere sia la conoscenza, sia il godimento dei paesaggi in modo sostenibile attraverso un approccio strategico dinamico e prospettico al paesaggio che individua una rete di reti (figura 2 sx, RAFVG 2018a). Per coniugare tutti gli aspetti implicati nel PPR con il turismo sostenibile, Marangon et al. (2019a) propongono alcune riflessioni per la futura definizione delle sue linee guida. All’interno di quest’ultimo lavoro viene proposto un diagramma (figura 2 dx) che, sebbene sia stato pensato per tutt’altro obiettivo, permette di sintetizzare con efficacia le connessioni esistenti tra il turismo sostenibile, gli AP e la rete esplicitata dal PPR.
Partendo dalla componente reticolare, la Rete della Mobilità Lenta (ReMoL) favorisce le modalità di trasporto non motorizzate a combustibili fossili supportando forme di turismo più sostenibili e offrendo, contestualmente, un modo per fruire e godere del paesaggio (RAFVG 2018d), aspetto che si sta sempre più delineando come un legittimo “diritto al paesaggio” (Magnosi 2011). Inoltre, promuove la salute della popolazione, riduce l’inquinamento, e incoraggia altresì un’interazione più diretta e personale con i PdP. La Rete Ecologica Regionale (RER) mira invece a conservare la biodiversità e i servizi ecosistemici e a proteggere gli habitat dalla frammentazione causata dalle attività antropiche (RAFVG 2018b). In un approccio sostenibile, è fondamentale garantire che le attività turistiche non solo non compromettano gli ecosistemi locali, ma è anche auspicabile che abbiano un ruolo attivo per la loro conservazione e il loro apprezzamento. Infine, il patrimonio culturale viene protetto e valorizzato attraverso la Rete dei Beni Culturali (RBC), che include i siti storici, i musei, i monumenti e le altre risorse culturali, garantendo la fruizione di tali beni (RAFVG, 2018c). Quest’ultima rete favorisce il turismo sostenibile incoraggiando sia la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale, sia l’educazione dei turisti.
Tutte le tre reti possono anche stimolare i servizi locali (quali bike sharing, visita alle riserve naturali o ai musei, ecc.) poiché non va mai dimenticato che la sostenibilità ha anche una dimensione economica. A tal proposito, Kruja e Gjyrezi (2011) evidenziano, in generale, come tutti i SIT possano essere un propulsore importante per lo sviluppo locale, sfruttando le risorse naturali e culturali locali senza la necessità di massicci investimenti in immobili, vie di comunicazione e impianti, promovendo quindi un turismo più sostenibile rispetto a quello che, al contrario, richiede nuove infrastrutture, con conseguente accrescimento della copertura del suolo.
Le relazioni tra la ReMoL e le altre due reti sono abbastanza evidenti poiché se le aree protette e i corridoi ecologici forniscono le destinazioni e modellano, almeno in parte, i percorsi di mobilità lenta, quest’ultima rete offre un tramite alternativo per raggiungere e apprezzare i beni culturali, incentivando quindi un turismo maggiormente coinvolto dal contesto storico e culturale delle destinazioni visitate (Porceddu 2006). È quindi possibile affermare che questa rete di reti strategica fornisce lo strumento con cui il PPR del FVG vuole favorire il turismo sostenibile con il preciso intento di creare esperienze turistiche uniche capaci di arricchire sia i turisti sia il territorio regionale, garantendo comunque la conservazione, la valorizzazione e la fruizione futura dei PdP per le generazioni che verranno.
Nella figura 2 (dx) viene anche evidenziata l’esistenza di una relazione bidirezionale tra la rete di reti e gli AP: le reti hanno aiutato in parte a definire gli AP, ma quest’ultimi – essendo le unità di pianificazione che tengono conto degli aspetti ambientali, insediativi, storici, culturali e socio-economici – forniscono il contesto e le condizioni in cui le reti verranno sviluppate e gestite in futuro. In sintesi, il diagramma proposto rende esplicito l’approccio integrato perseguito dal PPR del FVG, approccio che si riflette anche nelle prospettive di sviluppo di un turismo sostenibile.
Avendo compreso l’importanza delle reti nel Piano considerato, si vuole ora esaminare un caso di studio concreto: il progetto condotto dal 2019 al 2023 costituisce un esempio pratico di come integrare TuFo e MoL sempre ai fini di conservare, valorizzare e fruire dei PdP.
4. L’analisi del caso di studio
L’idea di questo studio nasce nel 2014 con l’intento di progettare e di sviluppare pacchetti turistici che sposino l’aspetto della MoL all’interno del TuFo nella regione del FVG. Nonostante in quell’anno Gogoi fornisca una definizione moderna di TuFo e dei suoi accoliti, gli aspetti teorici non erano ancora stati sufficientemente approfonditi dalla letteratura scientifica. Solo qualche anno dopo sono apparsi i primi approfondimenti su base empirica, riferiti ad indagini sia sul campo reale che virtuale (Marangon et al. 2019b). A partire dal 2019, è stato anche condotto un primo studio esplorativo per valutare le possibilità di sviluppo del TuFo in FVG coinvolgendo alcuni fotografi professionisti e circoli fotografici della stessa regione.
Prima che le attività accademiche dell’anno 2019-20 subissero un brusco arresto con l’arrivo della pandemia – soprattutto quelle “sul campo” –, è stato possibile portare a termine un progetto pilota con gli studenti del corso di Geografia e Analisi dei dati territoriali della sede di Gorizia dell’Università di Udine (Zaccomer 2022). In questo primo progetto, la mobilità lenta è stata declinata in termine di passeggiate durante e tra le tappe11, ma per spostarsi lungo la rete viaria ordinaria è stato previsto un pulmino elettrico di piccole dimensioni posto che il numero massimo di partecipanti è stato fissato in dodici persone. Questo anche al fine di garantire un giusto rapporto tra docente e discente durante i workshop fotografici. Non da ultimo, su questa decisione ha pesato anche l’aspetto dell’inclusività, formulando quindi delle proposte valide anche per persone che non sono più in grado di sostenere grossi sforzi fisici. In altre parole, si è cercato di coniugare l’aspetto della sostenibilità con un approccio pragmatico e inclusivo dell’apprendimento (Zaccomer 2023).
Il progetto pilota ha altresì utilizzato la suddivisione del territorio del FVG nei dodici AP previsti dal PPR del FVG che rappresentano la diversità naturale, paesaggistica, culturale, insediativa ed economica della regione. Il percorso-tipo doveva quindi partire (e tornare) da piazza Primo Maggio di Udine12 e prevedere, oltre a questa, tappe interne a un medesimo AP.
A partire da questo progetto, è stata sviluppata una batteria di tesi – coinvolgendo anche i laureandi del corso di Geografia del turismo di Udine – che si sono occupati sia di raccogliere informazioni presso i circoli fotografici locali sui luoghi da fotografare in FVG, sia di sviluppare nuovi itinerari (senza necessariamente partire da Udine) che potevano svolgersi in uno o due giorni rimanendo interni ad un singolo AP13, ma questa volta muovendosi il più possibile a piedi, in bicicletta, o al limite, con un treno elettrico che preveda il servizio trasporto delle biciclette stesse.
Sono state così formulate ben ventiquattro proposte, di cui circa la metà partenti da Udine, che sono state restituite attraverso Google My Maps. Ogni proposta era rappresentata da un primo insieme di layer di riferimento (le perimetrazioni comunale e degli AP, la carta del valore di fruizione di cui si dirà fra poco e, ovviamente, l’ortofotografia) e un secondo insieme che sintetizzavano le caratteristiche dell’itinerario proposto, ossia il percorso, le tappe, i workshop e, infine, alcuni scatti geolocalizzati per fornire un’idea di cosa si può vedere e fotografare in quel punto.
Tutte queste proposte sono state trasferite e assemblate su Google Earth (figura 3), che ha fornito la prima possibilità di analizzare qualitativamente l’intero pacchetto di proposte e, successivamente, importate in ambiente QGIS per eseguire un’analisi spaziale più specifica.
4.1. L’analisi spaziale dei percorsi rispetto al valore di fruizione
La scheda E3 della MoL del PPR del FVG propone una stima del valore di fruizione Naturalistico-Culturale-Paesaggistica (NCP). Si tratta di un valore di sintesi determinato sulla base di un’analisi spaziale che tiene conto della presenza di ecotopi e di aree urbane, della potenzialità ecologica per uso del suolo, dell’esistenza di beni culturali e paesaggistici14. I valori ottenuti sono stati riclassificati in cinque classi ordinali (1. basso; 2. medio-basso; 3. medio; 4. medio-alto; 5. alto) e mappati tramite una griglia a risoluzione spaziale di 500 metri.
Una nuova analisi spaziale verrà qui condotta, dal solo punto di vista quantitativo, utilizzando le misure di posizione calcolate sui valori NCP delle celle individuate attraverso un buffer circolare di raggio variabile fino a 1 km, con passo di 250 metri, dalla coordinata puntuale di ogni singola tappa del percorso. Per ottenere una misura di sintesi per ogni singolo percorso si utilizzerà sia la media, che sottintende un’ipotesi di equidistanza dei valori NCP, sia la mediana che invece non la sottende.
Prima di procedere all’analisi va puntualizzato che, come facilmente visibile nella carta della figura 4 (dx), l’intera regione nordestina viene caratterizzata da una forte presenza di valori NCP medio-alti e alti. Per questo sono stati calcolati i riferimenti medio e mediano riferiti all’intera regione: questi sono pari a, rispettivamente, 3,51 e 4 punti NCP. Con riferimenti già così elevati, è abbastanza evidente che diventa decisamente più difficile individuare percorsi con valori ancora più alti.
Un’analisi di massima di tutti i percorsi individuati, con le lunghezze dei raggi prima indicati, mostra come la media e la mediana dei singoli percorsi superino i corrispettivi valori regionali: se la prima misura di posizione passa gradualmente da 4,19 per 250 metri a 3,97 per 1 km, la mediana rimane stabile a 4,5 punti NCP per la sua ben nota proprietà di robustezza ai valori estremi.
I buffer sono stati utilizzati in quanto, durante le tappe, è logico presupporre che i partecipanti non restino vicini tra loro per ottenere fotografie tutte uguali15, ma si sparpaglino per poter selezionare soggetti differenti e/o prospettive diverse. In termini realistici, un raggio di 250 metri è relativamente poco utile rispetto alla risoluzione spaziale utilizzata dalla cartografia NCP, mentre 1 km potrebbe rivelarsi troppo ampio. Ecco perché la tabella 1 si concentra sui valori dei buffer intermedi, ossia quelli di raggio pari a 500 e 750 metri. Scorrendo i singoli valori si osserva come la quasi totalità delle proposte presentano misure di posizione superiori a quelle regionali di riferimento.
| Percorso AP | media 500 m. | mediana 500 m. | media 750 m. | mediana 750 m | |||||||||||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| AP01 Carnia | 3,75 | 4,00 | 3,57 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP01 bis | 4,00 | 4,00 | 4,00 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP01 ter | 4,25 | 5,00 | 4,25 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP02 Val Canale, Canal del Ferro e Val Resia | 4,25 | 5,00 | 3,80 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP02 bis | 4,10 | 4,50 | 3,79 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP03 Alte valli occidentali | 3,38 (*) | 3,00 (**) | 3,54 | 3,00 (**) | |||||||||||||||
| AP04 Pedemontana occidentale | 4,00 | 4,50 | 3,71 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP05 Anfiteatro morenico | 3,65 | 4,00 | 3,61 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP05 bis | 4,56 | 5,00 | 4,46 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP05-AP02 (percorso transambito) | 4,45 | 5,00 | 4,01 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP06 Valli orientali e Collio | 4,50 | 5,00 | 4,36 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP06 bis | 4,28 | 4,50 | 3,77 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP06 ter | 3,61 | 4,00 | 3,30 (*) | 3,25 (**) | |||||||||||||||
| AP06 quater | 4,54 | 5,00 | 4,36 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP07 Alta pianura pordenonese | 3,68 | 4,00 | 4,05 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP08 Alta pianura friulana e isontina | 4,75 | 5,00 | 4,62 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP09 Bassa pianura pordenonese | 4,07 | 4,00 | 4,17 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP09 bis | 4,33 | 5,00 | 3,98 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP10 Bassa pianura friulana e isontina | 3,50 (*) | 4,25 | 3,92 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP10 bis | 4,13 | 4,00 | 4,17 | 4,00 | |||||||||||||||
| AP11 Carso e Costiera orientale | 3,47 (*) | 5,00 | 3,64 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP11 bis | 4,75 | 5,00 | 4,60 | 5,00 | |||||||||||||||
| AP12 Laguna e Costa | 4,58 | 5,00 | 4,41 | 4,50 | |||||||||||||||
| AP12 bis | 4,18 | 5,00 | 4,13 | 4,50 | |||||||||||||||
| Tutte le proposte | 4,16 | 4,50 | 4,03 | 4,50 | |||||||||||||||
| * valore medio<3,51; ** valore mediano<4. Fonte: elaborazione dell’autore su dati propri. | |||||||||||||||||||
Questo risultato conferma la qualità delle proposte fatte, anche se sembrano esserci alcune incertezze. In particolare, le proposte insistenti su AP10 e AP11 presentano un valore medio già piuttosto prossimo a quello regionale per un buffer di 500 m., superato poi a 750 metri. La proposta AP06 ter invece vede peggiorare i suoi valori passando da 500 a 750 m. in quanto collocata in un’area rurale parzialmente a destinazione agricola, cosicché alcune celle del buffer più lontane rispetto a quelle contigue alla tappa si trovano ad avere un valore NCP inferiore. Infine, la proposta che, sotto la lente di questa metrica, risulta la più “scarsa” è quella relativa all’AP03 a causa del fatto che le tappe sono situate in centri abitati con minor valore NCP, ma questo aumenta allargando il raggio del buffer con una piccola passeggiata a piedi.
In sintesi, è possibile affermare che l’analisi quantitativa appena condotta promuove a pieni voti il pacchetto di proposte fatte, dimostrando la qualità dal punto di vista della fruizione naturalistica, culturale e paesaggistica della quasi totalità delle singole proposte. L’analisi qualitativa però rende evidente come vi siano ancora diverse aree del FVG che non sono state coperte dal pacchetto qui proposto e che, quindi, possono fornire ampi margini per individuare ulteriori itinerari, sempre basati sulla MoL.
4.2 Il miglioramento della copertura spaziale
Come si osserva dalla tabella 1, tutti i dodici AP individuati dal PPR del FVG sono stati considerati dal pacchetto, ma è abbastanza evidente dalla figura 5 (sx) come non tutto il territorio regionale sia stato coperto in modo omogeneo, soprattutto al di fuori delle direttrici16 della ReMoL, più specificatamente in alcune aree delle alte valli occidentali, la parte più a nord delle valli orientali e Collio, e la parte della bassa pianura pordenonese e quella dell’alta pianura friulana e isontina.
Recentemente, alcuni itinerari di tipo naturalistico sono stati riproposti da Colombo e Tomasinelli (2023), ma sono del tutto insufficienti a migliorare questo aspetto. Quindi, in questo lavoro, si vuole proporre ulteriori possibilità di allargamento della copertura spaziale di quella regione d’Italia definita dal Nievo come un “piccolo compendio dell’universo”.
La prima deriva dall’indagine pilota sui circoli fotografici, rilevazione svolta presso il Circolo Culturale Fotografico Zoom di Pradamano e il Circolo Fotografico Codroipese – entrambi in provincia di Udine – basata sulla somministrazione di un questionario rivolto ai propri iscritti. All’interno del questionario era stato chiesto ai rispondenti, tutti fotografi amatoriali, di immaginare quali luoghi avrebbero consigliato ad un collega proveniente da fuori regione. La distribuzione spaziale delle oltre quaranta diverse location suggerite risulta abbastanza ben ripartita sul territorio regionale con undici siti fotografici che hanno ricevuto almeno tre segnalazioni (i più citati sono stati i laghi di Fusine con quindici segnalazioni). Dal confronto con la figura 5 (dx) si può osservare come la maggior parte di questi luoghi sia vicino ai percorsi già individuati, ma alcuni di essi non risultano essere interessati da essi.
Una seconda possibilità, incentrata unicamente sulla mobilità a piedi, deriva dai percorsi individuati dal progetto FVG in MoViMento. 10mila passi di salute. Si tratta di una iniziativa voluta e finanziata dalla Reg. Aut. FVG in collaborazione con l’Università di Udine e Promoturismo FVG. Attualmente, aderiscono al progetto novantuno comuni con ottantadue percorsi che coprono gran parte della regione, anche se l’area montana risulta meno coperta in quanto i percorsi pedonali sono nati per essere aperti a tutti, quindi senza richiedere una particolare preparazione tecnica e/o fisica. Infatti, l’obiettivo di questo progetto è quello di rendere facilmente accessibile tale attività salutare a tutta la popolazione17. Le proposte sono state progettate in modo da dare la possibilità alle persone di fruire e godere del paesaggio attraversato, per cui possono risultare di notevole interesse fotografico anche perché parzialmente sconosciute al grande pubblico. Nella figura 5 (dx) sono stati evidenziati i comuni che possiedono un percorso, o parte di esso, mettendo ancora più in evidenza come questi itinerari coprono aree non coinvolte dai precedenti tracciati, quindi potrebbero essere anche questi oggetto di nuove proposte di trekking fotografico, sempre corredate da uno o più workshop.
5. Riflessioni su consapevolezza e mobilità
Partendo dalle evidenze empiriche del caso appena discusso, è giunto il momento di pensare a come i turisti fotografici possano fungere da catalizzatori per la conservazione e la valorizzazione dei PdP, e di riconsiderare il TuFo alla luce delle idee centrali del nuovo paradigma della mobilità.
Secondo Bagnoli (2022, 204), una qualsiasi forma di turismo che invita alla lentezza è già di per sé uno strumento per “entrare nei siti al fine di conoscerli, viverli, assaporarli, assimilarli e nello stesso tempo tutelarli in quanto patrimonio di inestimabile valore da salvaguardare per il benessere comune”18, ma l’ibridazione del turismo lento con quello fotografico permette di compiere un ulteriore passo. Infatti, in questo particolare contesto, una persona che utilizza le proprie fotografie per influenzare la percezione pubblica e promuovere la consapevolezza riguardo al valore naturale e culturale dei paesaggi può essere vista come un agente di consapevolezza. Tali agenti non si limitano a essere meri osservatori passivi al momento dello scatto, ma assumono un ruolo attivo sia nell’interpretazione e nella documentazione, sia nella conservazione e nella valorizzazione dei PdP. Infatti, l’interpretazione del patrimonio naturale e culturale attraverso un medium visivo come la fotografia19 può veicolare messaggi anche complessi in modo intuitivo e immediato. Allo stesso tempo, la documentazione e il confronto temporale degli scatti, quando questo è reso possibile dagli archivi, possono evidenziare i cambiamenti nei paesaggi, sia naturali sia causati dall’uomo, rendendo evidenti situazioni di trasformazione o, peggio, di degrado (Amaduzzi et al. 2021). Tali attività non solo aumentano la consapevolezza del pubblico, ma possono anche influenzare le politiche e i finanziamenti per la tutela di aree spesso trascurate e a rischio.
Per avvalorare quanto appena detto, è importante ricordare che oggi il metodo più semplice ed efficace per fruire delle immagini fotografiche passa attraverso l’utilizzo della rete. Kim e Stepchenkova (2015) hanno dimostrato che le fotografie turistiche condivise sui social media producono un impatto significativo sulla desiderabilità di una destinazione, quindi più in generale le percezioni del pubblico vengono plasmate dalla narrazione visiva presentata dai fotografi20. Detto questo, emerge chiaramente il fatto che un turista fotografico, che viaggia per scattare e postare le proprie immagini online, si comporta, anche involontariamente, come un’agente di consapevolezza riguardo ai temi trattati. Infatti, analogamente a quanto riscontrato da Abdumutalib e O’G’li (2020), nel condividere immagini di buona qualità, i turisti fotografici non solo diffondono la conoscenza di questi patrimoni a un più vasto pubblico rispetto al passato (composto da “semplici” turisti o altri fotografi amatoriali21), ma possono anche sensibilizzare il pubblico e i decisori politici, soprattutto a livello locale, su questioni ambientali e culturali, sfruttando la fotografia come uno strumento di comunicazione potente e immediato. In questo senso, i turisti fotografici si rivelano essere agenti di consapevolezza, nel senso prima specificato, anche quando non sono pienamente consci di questo ruolo.
Oltre al ruolo delle fotografie, che possono mostrare direttamente le bellezze dei paesaggi, dei patrimoni, ma anche le minacce che li possono compromettere, per concludere questa prima riflessione preme evidenziare altri due aspetti. Il primo riguarda il fatto che i turisti fotografici interagiscono spesso con le comunità locali durante i loro viaggi con un comportamento di solito rispettoso del loro modo di vivere. Questo viene generalmente preparato dal team leader che li accompagnerà a partire dalle riunioni preliminari che precedono il viaggio stesso. Tali interazioni possono incentivare le comunità locali a valorizzare e proteggere i loro patrimoni culturali e naturali. Ovviamente, gli scatti condivisi possono poi anche catturare l’attenzione e attrarre risorse di cui a beneficiare direttamente sono le comunità ritratte.
Come anticipato, i viaggi orientati al TuFo sono preceduti da incontri, e dalla lettura di linee guida, che informano il fotografo amatoriale in procinto di iniziare il viaggio come comportarsi in modo congruo rispetto alle norme e agli usi e costumi presenti nella destinazione visitata. Promuovendo in questo modo pratiche di TuFo non solo sostenibile, ma anche più responsabile, si dimostra come questa forma di turismo di nicchia possa risultare compatibile con la conservazione dei PdP e come queste prassi possono eventualmente rappresentare una best practice per gli altri turisti, ma anche stimolare l’offerta turistica ad adottare pratiche considerate più rispettose.
In chiusura di questo paragrafo, si vuole riconsiderare il TuFo alla luce della moderna mobilità. Il nuovo paradigma della mobilità tracciato da Sheller e Urry (2006) implica diversi cambiamenti sia sociali sia tecnologici e considera la mobilità non solo come uno spostamento fisico, ma piuttosto come una serie di processi, alquanto complessi e interconnessi tra loro, che comprendono sia movimenti di persone e oggetti (veicoli, merci, ecc.), ma anche di informazioni di svariato tipo (testi, immagini, trascrizioni bancarie, ecc.) attraverso un coacervo di mezzi e piattaforme: in questo caso, la dematerializzazione delle connessioni sottolinea il passaggio dalle interazioni “fisiche” a quelle che sono invece mediate dalle nuove tecnologie digitali.
Il TuFo, nell’ambito di questo nuovo paradigma, può essere riletto quale esempio di come la mobilità moderna trascenda il semplice spostamento fisico per abbracciare interazioni complesse tra persone, tecnologie e paesaggi. Infatti, come detto, questo turismo di nicchia non si limita a movimenti fisici attraverso spazi geografici, ma implica – come illustrato nel framework teorico proposto – anche la condivisione di fotografie, di testi, di idee e di percezioni culturali attraverso appositi media digitali.
La fotografia, come perno centrale di questo SIT, funge da ponte tra la mobilità fisica e quella immaginativa, permettendo ai turisti fotografici non solo di riesplorare successivamente e di documentare fisicamente i PdP, ma anche di mostrarli e di condividere – ad un pubblico virtualmente globale – le proprie esperienze, creando di conseguenza una rete di interazioni che rafforzano la consapevolezza, la fruizione virtuale e la valorizzazione del patrimonio. Non solo, l’utilizzo della geolocalizzazione delle fotografie nelle piattaforme online, oltre a rappresentare nuovi esempi di Volunteered Geographic Information (Goodchild 2007), rivela le preferenze e le nuove tendenze dei turisti fotografici, dimostrando non solo come la tecnologia digitale stia ridefinendo le esperienze turistiche, ma anche come vi sia un dialogo continuo tra esperienze digitali e fisiche.
Sulla base di queste considerazioni sembra possibile affermare che, attraverso il TuFo, il concetto di mobilità si espanda per includere flussi di fotografie di buona qualità che influenzano direttamente la percezione e il valore attribuito ai PdP ritratti, dimostrando quindi come le moderne dinamiche di mobilità, compresa quella turistica, siano intrinsecamente legate a cambiamenti culturali e ambientali continui.
6. Conclusioni e prospettive future
In questo lavoro è stato studiato in che modo il TuFo, integrato da forme di MoL, possa non solo coesistere, ma effettivamente contribuire alla valorizzazione, alla conservazione e alla fruizione dei PdP. Dall’analisi del caso di studio è emerso che il pacchetto di itinerari proposto permette ai turisti fotografici sia di catturare e diffondere la bellezza dei paesaggi visitati in FVG, ma anche le problematiche relative alla loro trasformazione agendo così da promotori della loro conservazione: le fotografie di buona qualità diventano non solo testimoni digitali di un viaggio, ma strumenti con cui è possibile educare e sensibilizzare un pubblico più vasto a riguardo dell’importanza della tutela ambientale e culturale.
Le implicazioni pratiche di questo studio possono essere molteplici. Per le autorità, regionali e locali, i risultati suggeriscono il vantaggio di integrare il TuFo in modalità lenta nelle proprie strategie di sviluppo turistico, puntando su itinerari che educhino i turisti sull’importanza del rispetto dei luoghi e su come la loro attività possa avere un impatto diretto sulla conservazione del patrimonio e dei suoi paesaggi. Per quanto riguarda la loro gestione, i risultati consigliano di migliorare l’accessibilità sostenibile ai siti, promuovendo quindi l’uso di percorsi di MoL e garantendo che le infrastrutture supportino un turismo rispettoso e informato.
Nonostante i risultati ottenuti, questo studio presenta alcune limitazioni che possono però aprire la strada a future ricerche. Prima di tutto, l’indagine sui circoli fotografici che si è arrestata per via della pandemia, dovrà essere ripresa a partire dalla lista fornita dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche in modo da ottenere una mappatura più completa dei luoghi da fotografare in FVG. In secondo luogo, dovranno essere sviluppati, sempre tenendo conto dei valori NCP, ulteriori itinerari in modo da completare la copertura spaziale del territorio regionale.
Dal punto di vista della valorizzazione della conoscenza, si ritiene che il lavoro svolto in questi anni di ricerca sia ormai ampiamente maturo da poter essere presentato al di fuori del mondo accademico. La più grande sfida riguarderà il coinvolgimento delle autorità regionali e locali, dei fotografi professionisti e degli operatori turistici interessati affinché si possa finalmente trasporre i risultati di questa ricerca sul territorio regionale.
Riferimenti bibliografici
Abdumutalib, A., O’G’li, A. (2020). The Development of Photo-Tourism in Samarkand. Indonesian Journal of Law and Economics Review, 6(0). DOI: https://doi.org/10.21070/ijler.2020.V6.473.
Amaduzzi, S., Bressan, G., Guaran, A., Pascolini, M., Zaccomer, G.P. (a cura di, 2021). Paesaggi del degrado. Indagini ed esperienze in Friuli Venezia Giulia tra rischi e degradi. Udine, Forum.
Bagnoli, L. (2022). Manuale di geografia del turismo. Dal Grand Tour al Covid. 5ª edizione. Milano, UTET Università.
Barthes, R. (2003). La camera Chiara. Nota sulla fotografia. Torino, Einaudi.
Battigelli, F. (2019). Paesaggio e cicloturismo. La Rete della mobilità lenta. In Guaran A., Pascolini M. (a cura di). Pianificazione e governo del paesaggio: analisi, strategie, strumenti. L’apporto pluridisciplinare dell’Università di Udine al Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Udine, Forum, 229-237.
Bertolini, C., Pascolini, M. (2019). Genesi, obiettivi e struttura del Piano paesaggistico regionale del Friuli Venezia Giulia. In Guaran, A., Pascolini, M. (a cura di). Pianificazione e governo del paesaggio: analisi, strategie, strumenti. L’apporto pluridisciplinare dell’Università di Udine al Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Udine, Forum, 27-48.
Bignante, E. (2011). Geografia e ricerca visuale. Strumenti e metodi. Roma e Bari, Editori Laterza.
Chen, A., Ng, Y., Zhang, E., Mingzhong, Tian M. (a cura di, 2020). Dictionary of Geotourism. Singapore, Springer.
Cisani M., Rabbiosi C. (2023), Exploring Tourism ‘Slow’ Mobilities, in Biasiori L., Mazzini F., Rabbiosi C. (a cura di), Reimagining Mobilities across the Humanities. Volume 2: Objects, People and Texts. London and New York, Routledge.
Colombo M., Tomasinelli F. (2023). Viaggio nell’Italia selvaggia. Guida alle più belle esperienze naturalistiche. Roma, Ricca Editore.
Curti, A., Fusi, A. (2024). Intelligenza artificiale e fotografia. Siena, Seipersei.
Dell’Agnese, E. (2018). Bon voyage. Per una geografia critica del turismo. Torino, UTET.
Edensor, T. (1998). Tourists at the Taj: Performance and Meaning at a Symbolic Site. London, Routledge.
Gammon, S., Robinson, T. (2003). Sport and Tourism. A Conceptual Framework. Journal of Sport Tourism, 8(1), 21-26. DOI: https://doi.org/10.1080/14775080306236
Gogoi, D. (2014). A Conceptual Framework of Photographic Tourism. International Journal of Research in Applied, Natural and Social Sciences, 8(2), 109-114.
Goodchild, M.F. (2007). Citizens as Sensors: the World of Volunteered Geography. GeoJournal, 69, 211-221. DOI: https://doi.org/10.1007/s10708-007-9111-y
Guaran, A., Pascolini M. (a cura di, 2019). Pianificazione e governo del paesaggio: analisi, strategie, strumenti. L’apporto pluridisciplinare dell’Università di Udine al Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Udine, Forum.
Hunter, W.C. (2008). A Typology of Photographic Representations for Tourism: Depictions of Groomed Spaces. Tourism Management, 29(2), 354-365. DOI: https://doi.org/10.1016/j.tourman.2007.03.008
Iorio, M. (2022). The Potential of Travel Bloggers in Marketing Tourist Destinations: The Example of The “A Blogger for Italy” Platform. European Journal of Hospitality and Tourism Research, 10(2), 1-15. DOI: https://doi.org/10.37745/ejhtr.2013vo10n2pp115
Keim, J.A. (2001). Breve storia della fotografia. Torino, Einaudi.
Kim, H., Stepchenkova, S. (2015). Effect of Tourist Photographs on Attitudes Towards Destination: Manifest and Latent Content. Tourism Management, 49, 29-41. DOI: https://doi.org/10.1016/j.tourman.2015.02.004
Kruja, D., Gjyrezi, A. (2011). The Special Interest Tourism Development and the Small Regions. TURIZAM International Scientific Journal, 15(2), 77-89. DOI: https://doi.org/10.5937/Turizam1102077K
Kuguyo, T.T., Gandiwa, E. (2023). The Influence of Photographic Safaris and Game Drives on Tourism Performance in Zimbabwe. Cogent Social Sciences, 9(2), 2283924. DOI: https://doi.org/10.1080/23311886.2023.2283924
Lu, L. (2010). The Emerging Concept of Photo Tourism: Söderslätt as a Case. IIIEE Master Thesis, Lund University, Svezia.
Magnosi, F. (2011). Il diritto al paesaggio. Padova, Exeo.
Mang, C.F., Piper, L.A., Brown, N.R. (2016). The Incidence of Smartphone Usage among Tourists. International Journal of Tourism Research, 18(6), 591-601. DOI: https://doi.org/10.1002/jtr.2076
Marangon, F., Troiano, S., Battigelli, F., Michelutti, E., Pascolini, M. (2019a). Turismo sostenibile e Piano paesaggistico regionale: verso la definizione delle linee guida. In Guaran, A., Pascolini, M. (a cura di). Pianificazione e governo del paesaggio: analisi, strategie, strumenti. L’apporto pluridisciplinare dell’Università di Udine al Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Udine, Forum, 239-253.
Marangon, F., Troiano, S., Zaccomer, G.P. (2019b). Consumers’ Preferences Towards Photographic Tourism Package Tours First Empirical Evidences from a Survey in Italy. In Osti, L. (a cura di). Tourism Sustainability. Insights and Reflections. Canterano (RM), Aracne, 59-67.
Markwell, K.W. (1997). Dimensions of Photography in Nature-Based Tour. Annals of Tourism Research, 24(1), 131-155.
Marra, C. (2006). L’immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale. Milano, Mondadori.
Marra, C. (2017). Che cos’è la fotografia. Roma, Carrocci.
Novelli, M. (a cura di, 2005). Niche Tourism. Contemporary issues, trends and cases. Oxford, Butterworth-Heineman Publishing.
Novelli, M., Cheer, J.M., Dolezal, C., Jones, A., Milano, C. (a cura di, 2022). Handbook of Niche Tourism. Chelenham (UK), Edward Elgar Publishing.
Palmer, C., Lester, J.A. (2005). Photographic Tourism. Shooting the Innocuous, Making Meaning of Tourist Photographic Behaviour. In Novelli, M. (a cura di). Niche Tourism. Contemporary issues, trends and cases. Oxford, Butterworth-Heineman Publishing, 15-25.
Pearce, J., Moscardo, G. (2015). Social Representations of Tourist Selfies: New Challenges for Sustainable Tourism. In Hay, R. (a cura di). Conference Proceedings of BEST EN Think Tank XV: The environment – People Nexus in Sustainable Tourism, Townsville (Australia), James Cook University, Australia, 59-73.
Porceddu, A. (2006). Un database GIS per la realizzazione di itinerari ciclabili in Friuli-Venezia Giulia. Atti della 10a Conferenza ASITA, Bolzano, 1621-1626.
Reg. Aut. Friuli Venezia Giulia (RAFVG) (2018a). Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Relazione generale. All. 2. Trieste, RAFVG Assessorato alle Infrastrutture e Territorio, https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RopAFVG/ambiente-territorio/ pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA21/allegatiBUR/18_SO25_1_DPR_111_2_ALL2.pdf.
Reg. Aut. Friuli Venezia Giulia (RAFVG) (2018b). Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Parte strategica E1. Scheda della Rete ecologica regionale. All. 70. Trieste, RAFVG Assessorato alle Infrastrutture e Territorio, https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA21/allegati/BUR/18_SO25_1_DPR_111_70_ALL70.pdf.
Reg. Aut. Friuli Venezia Giulia (RAFVG) (2018c). Piano Paesaggistico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Parte strategica E2. Scheda della Rete dei beni culturali. All. 76. Trieste, RAFVG Assessorato alle Infrastrutture e Territorio, https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA21/allegati/BUR/18_SO25_1_DPR_111_76_ALL76.pdf.
Reg. Aut. Friuli Venezia Giulia (RAFVG) (2018d). Piano Paesaggistico Regionale del Friuliù Venezia Giulia. Parte strategica E3. Scheda della Rete della mobilità lenta. All. 79. Trieste, RAFVG Assessorato alle Infrastrutture e Territorio, https://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA21/allegati/BUR/18_SO25_1_DPR_111_79_ALL79.pdf.
Robinson, M., Picard, D. (2008). Moments, Magic and Memories: Photographing Tourists, Tourist Photographs and Making Worlds. In Robinson, M., Picard, D. (a cura di). The Framed World: Tourism, Tourists and Photography. London, Ashgate.
Sheller, M., Urry, J. (2006). The New Mobilities Paradigm. Environment and Planning A, 38, 207-226.
Sontag, S. (1992). Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società. Torino. Einaudi.
Touring Club Italiano (TCI) (1903). Turismo e fotografia. Rivista mensile del Touring Club Italiano, 9(4), 124-127.
UNESCO (2023). Operational Guidelines for the Implementation of the World Heritage Convention.
Urry, J (2002). The Tourist Gaze. Second edition. London, Sage Publications.
Zaccomer, G.P. (2019). Il turismo fotografico: viaggiare per scattare e postare. Esperienze sul campo reale e virtuale per una ridefinizione del framework teorico di un turismo di nicchia. Udine, Forum.
Zaccomer, G.P. (2021), Una modalità di fruizione lenta del paesaggio: il cicloturismo fotografico. Documenti Geografici, 2, 459-464. DOI: https://doi.org/10.19246/DOCUGEO2281-7549/202102_29
Zaccomer, G.P. (2022). Il turismo fotografico in Friuli Venezia Giulia: un progetto pilota per l’individuazione di itinerari lenti. In Spagnoli, L. (a cura di). Itinerari per la rigenerazione territoriale tra sviluppi reticolari e sostenibili. Milano, Franco Angeli, 525-535.
Zaccomer G.P. (2023). Theoretical Framework and Empirical Preferences in Photographic Tourism: A Comparison between University Students and Amateur Photographers in Italy. J-Reading. Journal of Research and Didactics in Geography, 12(2), 33-43.
1 Di questo, e di altri aspetti, si è discusso presso l’Università di Udine al convegno Il turismo fotografico: esperienze a confronto il 5 maggio 2023 che può essere rivisto all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=xA9SMCBu6cc
2 Un “safari fotografico” può essere definito come una pratica di osservazione della fauna selvatica che offre ai turisti fotografici la possibilità di osservare, e soprattutto di fotografare, gli animali selvatici (principalmente la megafauna dei cosiddetti Big Five) nel loro habitat naturale, in particolar modo nelle aree protette (Kuguyo e Gandiwa 2023). Una simile definizione è talmente generica che può essere facilmente mutuata anche per il bird watching o per il whale watching, pratiche turistiche proposte in diverse parti del mondo. Pur non essendo esplicitato direttamente, la relazione con la definizione di TuFo rimane alquanto immediata qualora il motivo principale del viaggio sia proprio quello di partecipare a questo tipo di safari.
3 Come già Barthes (2003, 99) osservava “Di solito, il dilettante è definito come un’immaturazione dell’artista: uno che non può – o non vuole – innalzarsi sino a dominare una professione. Ma nel campo della pratica fotografica, è invece il dilettante a essere l’esaltazione del professionista: è lui infatti che sta più vicino al noema della Fotografia”. Oggigiorno, non è poco comune trovare tra i dilettanti fotografi con competenze tecniche superiori a quelle dei professionisti.
4 Di questo specifico aspetto si è discusso sempre all’Università di Udine, ma nella sua sede di Gorizia, nel convegno Turismo fotografico e delle memorie in Friuli Venezia Giulia. Connessioni, contaminazioni e sviluppi futuri il 5 dicembre 2023. Cfr. https://qui.uniud.it/ateneo/turismo-fotografico-e-della-memoria-in-friuli-venezia-giulia
5 Se un viaggio fotografico riguarda un evento sportivo (Gammon e Robinson 2003), le fotografie pubblicate porteranno benefici prima di tutto all’evento.
6 La portata della rivoluzione digitale non ha cambiato solo gli aspetti più prettamente tecnici, ma anche quelli della fruizione stessa dell’immagine fotografica, ad esempio passando da quella fisica ex post, di solito ad un ristretto numero di amici e parenti non sempre appassionati, ad una condivisione online praticamente in tempo reale con una platea molto più grande di persone che condividono lo stesso interesse.
7 Come evidenziato in Robinson e Picard (2009), la fotografia nel contesto turistico è divenuta un mezzo attraverso il quale i turisti stessi non solo completano la loro esperienza di viaggio, ma influenzano la percezione collettiva dei luoghi visitati. La grande visibilità data dai social media amplifica ulteriormente tale influenza sulle scelte di viaggio degli utenti, contribuendo a creare, rafforzare o modificare l’immagine di una destinazione. Inoltre, la percezione di tale immagine varia anche in base all’approccio con cui questa viene rappresentata (Hunter 2008).
8 L’applicazione dell’AI non si sta limitando solo agli aspetti software, ma verrà presto implementata direttamente nel corpo macchina degli apparati fotografici, a partire dagli smartphone. In realtà si è già andato oltre con macchine “cieche” senza obiettivo, che non sfruttano più il principio della camera oscura, ma che si basano esclusivamente sul modello generativo restituendo immagini dal forte impatto visuale. Cfr. https://bjoernkarmann.dk/project/paragraphica
9 Questa osservazione è solo una prima anticipazione dei risultati di un’analisi in corso ottenuti da un’indagine ad hoc svolta presso operatori nazionali e condotta dopo la pandemia.
10 La relazione generale, con tutti i 119 allegati, del PPR sono scaricabili dalla pagina https://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/FOGLIA21/#id2
11 Si segnala che alcune tappe risultano presenti in guide alpinistiche, escursionistiche o turistiche. Tuttavia, l’obiettivo principale della ricerca non è ricalcare percorsi già noti, bensì di costruire itinerari interni a un medesimo Ambito di Paesaggio del PPR. Tale approccio ha guidato la scelta delle tappe, privilegiando punti di valore all’interno di una logica territoriale pianificata e contemporanea, piuttosto che seguire itinerari consolidati dalla tradizione.
12 Tale punto di ritrovo è stato scelto non solo per la presenza di ampio spazio di parcheggio anche sotterraneo, ma anche per il fatto che esso stesso fornisce la possibilità di sedersi nelle panchine intorno alla fontana per un primo briefing organizzativo e perché la salita al castello fornisce già una possibilità per un primo workshop fotografico.
13 Una sola proposta, che ha riguardato un percorso lento tra i centri rinati dopo il terremoto del 1976 di Gemona del Friuli e Venzone – quest’ultimo uno dei più belli borghi d’Italia ricostruito dalle macerie – ha coinvolto due ambiti, ossia AP02 e AP05. Si veda tabella 1.
14 La stima del valore ha richiesto diversi passaggi riassunti nello schema elaborativo presente in RAFVG (2018b), 17-22.
15 Tale comportamento, legato alla ricerca di scatti unici, è riscontrabile tra i fotografi amatoriali piuttosto che nei semplici turisti “armati” di macchina fotografica che tendono invece a scattare tutti dallo stesso punto per replicare l’immagine vista sui dépliant, sulle guide o in rete, inducendo un circolo vizioso nella rappresentazione dei luoghi (Urry 2002; Dell’Agnese 2018).
16 Le direttrici principali della ReMoL sono strettamente legate alla Rete Ciclabile di Interesse Regionale (RECIR). La LR 8/2018, inserendosi nelle politiche per la mobilità sostenibile, ha promosso un Sistema della Ciclabilità Diffusa (SICID) in cui, oltre alla RECIR, rientrano anche le reti ciclabili sovracomunali e quelle comunali. L’obiettivo principale di questa legge regionale era quello di aumentare l’uso della bicicletta per motivi sociali, soprattutto per gli spostamenti quotidiani, e turistici. Infine, nel 2022 è stato approvato il Piano Regionale della Mobilità Ciclistica (PREMOCI), ossia un piano strategico che coordina, in un contesto unico e integrato, sia le azioni sia gli interventi per promuovere l’uso della bicicletta in ogni suo aspetto.
17 Per ulteriori informazioni si veda https://federsanita.anci.fvg.it/progetti/progetto-friuli-venezia-giulia-in-movimento
18 Sulla presunta sostenibilità dei turismi alternativi, compresi quelli basati da forme di mobilità lenta si era già espressa Dell’Agnese (2015). Successivamente, Cisani e Rabbiosi (2023) discutono su altri limiti del turismo lento sottolineando come questo sia profondamente integrato nelle dinamiche consumistiche, sociali e tecnologiche contemporanee.
19 In Bignante (2011) si approfondisce come, dal punto di vista della ricerca scientifica, l’immagine fotografica, oltre a documentare, possa costituire uno strumento di costruzione attiva di significati geografici, contribuendo all’interpretazione e alla rappresentazione di differenti “mondi geografici”.
20 In questo ragionamento si sta implicitamente pensando ad un rapporto diretto tra fotografo amatoriale che ha scattato la fotografia e fruitore finale, ma non va dimenticato il ruolo dei travel blogger che possono riprendere e commentare queste fotografie sulle loro pagine web (Iorio 2022).
21 In realtà, questa suddivisione dipende anche dai social media fotografici utilizzati, in particolare se questi sono liberi o a pagamento. Ovviamente, questi ultimi sono più frequentati dai fotografi amatoriali rispetto ai primi che, invece, coinvolgono una platea molto più ampia di utenti, comprendendo anche i semplici “consumatori” di immagini.