https://doi.org/10.36253/bsgi-7677
Notiziario
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Ricordando Lida Viganoni (1950-2026)
10th EUGEO Congress (Vienna, 8-11 settembre 2025)
Gabriella Cundari (1945-2025)
Poco più di un anno fa si è spenta Gabriella Cundari (Napoli, 24 gennaio 1945 - 2 marzo 2025) e nel primo anniversario della sua scomparsa non si è di certo affievolito il desiderio di ricordare alla comunità geografica italiana, della quale è stata attivamente partecipe, l’itinerario accademico e l’impegno civile che hanno caratterizzato la sua vita. Al fondo, quel che conta – ben oltre le ritualità di circostanza – non è commemorare una persona cara o una collega nell’immediatezza della sua scomparsa, ma rinnovarne la memoria e la potenza del ricordo ogni volta che riesce possibile, ricordando aspetti forse meno noti alle giovani generazioni della geografia italiana: su tutti, risalta il fatto che per Gabriella Cundari l’impegno scientifico era strettamente intrecciato a quello politico.
Nata a Napoli negli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale, Gabriella è cresciuta e si è formata nella sua città natale, circondata da zie e zii insegnanti, in un clima familiare e culturale che ha inciso fortemente sulla sua scelta di dedicarsi all’insegnamento e alla ricerca. Raccontava che da ragazzina si rifugiava spesso in libreria alla ricerca di libri che le offrivano l’opportunità di ampliare i propri orizzonti e conoscere quella geografia umana di un mondo già allora, ai suoi occhi curiosi, estremamente affascinante.
Nel 1965 Gabriella Cundari si laurea a pieni voti in “Materie letterarie”, discutendo una tesi in “Geografia economica” sotto la guida del prof. Domenico Ruocco e poi del prof. Formica, con i quali ha poi lavorato per vari anni. E tra il 1966 e il 1968 consegue, per le Scuole superiori, l’abilitazione all’insegnamento – sia in “Materie letterarie” che in “Geografia economica” – e quando nel 1970 diventa docente di ruolo muove i primi passi da insegnante a Diamante, in provincia di Cosenza. Poco dopo, nel 1971, ha inizio la sua carriera universitaria di assistente volontaria in “Geografia umana” e in “Geografia regionale”, presso l’Università di Napoli Suor Orsola Benincasa, dove per oltre 40 anni continuerà a tenere corsi di Geografia nella Facoltà di Lettere e poi nel Corso di laurea in Beni Culturali. Nel 1975 viene nominata assistente ordinaria (ruoli universitari precari della sua generazione accademica, aboliti con la legge di riforma 382/1980), così in seguito alla nuova normativa consegue il ruolo di professoressa associata di “Geografia economica” nella Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Napoli Federico II. Sempre presso l’Ateneo federiciano, nel 1990, vince il concorso di professoressa ordinaria in “Politica dell’Ambiente”, insegnando dal 2000 al 2003 al Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio della Facoltà di Ingegneria. Resterà nei ruoli accademici della Federico II fino al 2010, per tornare poi a insegnare all’Università Suor Orsola Benincasa.
Nella difficile condizione di riuscire a sfondare il soffitto di cristallo, come ben sanno molte donne nell’università, in tutti i lunghi anni della sua ascesa accademica ha lottato con fermezza per guadagnare ogni singolo passo. Al suo attivo figurano un centinaio di pubblicazioni scientifiche, tutte congruenti con le scelte ideologico-teoriche che hanno indirizzato la sua vita scientifica e pubblica, indicative della varietà dei campi di ricerca ai quali ha dedicato la sua passione di geografa: dalla globalizzazione ai problemi ambientali, dalla sostenibilità all’ecoturismo, dai problemi del paesaggio e delle risorse agricole all’importanza delle relative produzioni di nicchia e di qualità. Tra i tanti studi, giova richiamare gli otto volumi apparsi tra il 1988 e il 2018. I primi due, frutto della collaborazione con Francesco Citarella, Guatemala. Dipendenza e squilibri territoriali, 1988 e Un’area debole della Campania: il Sannio, 1989 (premiato dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini). Insieme a Carmelo Formica ha scritto, nel 1996, Elementi di cartografia, e i volumi a sua firma, che hanno avuto diverse edizioni: Geografia regionale. Itinerari teorici e percorsi applicativi, 1992; Ambiente e territorio. Lo sviluppo sostenibile dalla teoria alla realtà, 1998; nel 2008 pubblica a Strasburgo il Seminario di Studi Uomo e territorio in 50 slide per Pays.MED.Urban-Recep; seguito nel 2010 da Pianificazione, Paesaggio, Governo del Territorio; infine, nel 2018 il suo ultimo lavoro, Il mondo: una bella prigione?
Mossa da un inesausto desiderio di essere sempre attiva e in costante rapporto con i giovani anche dopo il pensionamento, dal 2018 al 2021, è stata docente a contratto di “Geografia umana” e di “Geografia sociale e culturale” all’Università di Napoli L’Orientale, arricchendoci con il suo spessore umano e professionale. È in quegli anni che ho avuto il piacere di conoscerla, al di là delle precedenti e sporadiche occasioni congressuali, e lavorando insieme per organizzare i corsi di “Geografia umana” ho avuto il privilegio di ascoltare i racconti della sua vita intensa e ben spesa. Con lei è stato un incontro estremamente positivo, piacevolissimo, Gabriella sprigionava una grande vitalità, un garbo e una gentilezza non comuni. E nonostante le difficoltà di salute e di vita che l’avevano provata fin da bambina, forgiandola, negli anni la sua carica umana, la volitività e la forza interiore non sono state mai scalfite; si sono affievolite solo negli ultimi mesi della malattia esiziale, restituendo ai figli Pierluigi e Federica, che ha amato tantissimo, “una donna inaspettatamente fragile e dolce”, come ha evocato Federica, in un nostro dialogo privato per me particolarmente prezioso, condividendo generosamente un ricordo personale al tempo stesso forte e delicato.
Se la vita di studiosa di Gabriella Cundari è stata intensa, quel che ha caratterizzato la sua vita pubblica e scientifica è stato l’impegno politico e civile, nel quale ha investito le sue competenze sulle questioni ambientali. Gabriella si è distinta per la passione profusa nel suo ruolo pubblico attivo, che l’ha resa protagonista di una stagione politica e culturale significativa. Dal 2000 al 2005, infatti, è stata eletta Consigliera regionale e Presidente del Gruppo Misto della Regione Campania, presentando oltre 20 disegni di legge, maturati sulla scorta della personale esperienza di ambientalista ed esperta di temi paesaggistici e ambientali. Immediatamente dopo, dal 2005 al 2010, è stata nominata da Antonio Bassolino – allora Presidente della Regione Campania – Assessora Regionale all’Ambiente con deleghe all’urbanistica, alla pianificazione territoriale, all’edilizia economica e popolare, alla perimetrazione e pianificazione delle aree dei Parchi regionali. In quel quinquennio il suo notevole contributo a sostegno di una diversa cultura del territorio, non solo regionale, è stato estremamente rilevante, portandola a realizzare: a) l’organizzazione della Conferenza Internazionale dell’Assemblea costitutiva della RECEP (Rete Europea degli Enti locali e Regionali per l’attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio) sotto il patrocinio del Consiglio d’Europa; b) l’approvazione del Piano Territoriale Regionale della Campania; c) l’approvazione dei Piani dei Parchi Nazionali del Vesuvio e del Cilento-Vallo di Diano; d) la predisposizione delle linee guida per la redazione dei Piani dei nove Parchi regionali campani. E il 20 marzo 2007, a Strasburgo, Cundari è stata eletta Presidente della RECEP, diventando di diritto, al termine della legislatura, membro del Comitato Scientifico della RECEP per la sezione di Geografia Umana, oltre a essere responsabile del progetto Pays.MED.Urban-Recep-Enelc.
I confronti e gli scambi scientifici intrattenuti con tantissimi colleghi sono stati costantemente costruttivi e fertili, in particolare – tra i geografi – con il fraterno amico Gino Cardi e con Ugo Leone, che in occasione della sua scomparsa ha espresso, in un ricordo affettuoso, la profonda stima verso Gabriella. Avevano condiviso “lo stesso amore per l’ambiente” e l’attenzione ai problemi che le emergenze ambientali e l’inquinamento globale da troppi decenni provocano nel mondo e in tutti i contesti locali. La loro collaborazione si era infittita quando dal 2005 al 2010, mentre Ugo Leone ricopriva il ruolo di Presidente del Parco nazionale del Vesuvio, Cundari gestiva, con grande capacità amministrativa, l’assessorato all’Ambiente della Regione Campania. Pertanto, anche al di fuori dei rapporti universitari, la loro costante interlocuzione ha consentito il conseguimento di alcuni tangibili e importanti obiettivi.
Il periodo in cui è stata Consigliera prima e Assessora poi per i Verdi l’ha esposta maggiormente alle dinamiche della notorietà non accademica. Si è spesa in un lavoro instancabile, fervido di idee a cui dare forma concreta e denso di iniziative, impegni e incontri pubblici da assolvere, intenta a preservare e valorizzare la qualità della vita, i beni ambientali, paesaggistici e archeologici del territorio in Campania. Così Gabriella si è battuta fino in fondo per lo smantellamento delle case abusive a Casalnuovo e di un porticciolo turistico (con la riproduzione delle Torri gemelle) interamente costruito sui resti di una villa romana di epoca imperiale; ma anche per la creazione dell’iniziativa “Parchi in Mostra”, nata per potenziare la ricchezza della nostra terra e del lavoro di migliaia di persone che quella terra hanno trasformato, nonostante gli ostacoli da affrontare. Un insieme di attività condotte con intensità e passione, senza mai piegarsi alle minacce, nemmeno quando sono arrivati sulla sua scrivania i proiettili in busta chiusa, episodio per cui le era stata assegnata una scorta fino al termine del suo mandato.
Il contributo politico di Gabriella Cundari ha lasciato un segno indelebile e tangibile, unanimemente riconosciuto. Tra le testimonianze della sua sensibilità, negli anni, sentendo che la vita era stata generosa con lei ha trovato il modo di esprimere – da agnostica – solidarietà ai più fragili, organizzando eventi di fundraising per associazioni attive nel sociale, nell’intento di restituire almeno in parte il “bene” ricevuto.
Amiamo ricordarla così, con la forza del suo esempio di vita e per gli studi geografici e di politica del territorio, costantemente declinati in un rigoroso ed esemplare impegno pubblico, politico e culturale.
Floriana Galluccio
Piero Innocenti (1937-2025)
Il 4 dicembre 2025 è scomparso Piero Innocenti, già Professore ordinario di Geografia economica dell’Università di Firenze.
Era nato nel 1937 a Firenze, anzi nel cuore di Firenze, il centralissimo quartiere di San Lorenzo, e alla Sua città era molto legato. Qui aveva compiuto tutti i suoi studi, fino alla laurea in Economia e Commercio nell’iconica Villa Favard, che allora ospitava la Facoltà. La tesi sul porto di Livorno, discussa nel 1962, gli meritò il 110/110 e lode e certo la stima, di cui sono stata per lunghi anni testimone, di Bruno Nice, il professore ordinario di Geografia Economica che ne è stato un caposcuola, non solo a Firenze ma sul piano nazionale ed oltre. Di Nice divenne assistente ordinario – il primo assistente ordinario di quella che era destinata a diventare una Scuola – e poi, ottenuta la libera docenza, nel 1969 è diventato professore di Geografia politica ed economica nella Scuola di Statistica dell’Ateneo fiorentino e docente di Geografia del Turismo nel Corso di Perfezionamento in Economia del Turismo, organizzato dalla stessa Università. Nel 1976 è diventato Professore Ordinario di Geografia Economica e ha continuato anche ad insegnare Geografia Economica e Politica del Turismo, disciplina di cui è stato praticamente un precursore e alla quale ha dedicato tante ricerche e manuali di successo.
Ha rivestito il ruolo di Presidente della Società di Studi Geografici (1978-82) e poi, per un intero decennio (1982-91), quello di direttore responsabile della Rivista Geografica Italiana, un’attività impegnativa e prestigiosa cui si dedicava con assiduità ed entusiasmo.
È autore di oltre duecento pubblicazioni, fra le quali emergono alcuni autentici “monumenti”, come i volumi dedicati al porto di Livorno1, alla città di Cracovia2 e allo sviluppo industriale dell’area metropolitana fiorentina3, caratterizzati da analisi bibliografiche e documentarie incredibilmente vaste e accurate.
La monografia geo-economica su Cracovia gli è valsa il prestigioso premio per la Scienza e per la Tecnica Miasto Kraków, conferitogli dal Municipio e dall’Accademia delle Scienze di quella città.
È stato anche autore di un manuale di largo successo4, più volte ripubblicato in edizioni via via più ampie (una delle quali in lingua inglese), dedicato alla Geografia del turismo, una materia di studio alla quale ha dedicato anche moltissime ricerche regionali e locali, oltre che un’intensa pluridecennale attività didattica.
Ha esercitato per un cinquantennio il proprio insegnamento nella Facoltà e poi nella Scuola di economia dell’Università di Firenze, durante il quale ha laureato o diplomato circa 500 allievi. Gentile e cordiale con tutti, verso gli studenti era sempre disponibile, pronto a dare suggerimenti e consigli amichevoli.
Al termine dei cinquant’anni dedicati allo studio e all’insegnamento, ha donato la propria biblioteca al Polo delle Scienze Sociali dell’Università di Firenze, che gli ha intitolato un apposito Fondo. Si tratta di oltre duemila opere e delle raccolte di alcuni periodici fino ad allora non posseduti dalla Biblioteca. Sono opere di carattere geografico-economico, suddivise in metodologiche e regionali e redatte in diverse lingue – italiano, inglese, tedesco, francese, polacco, spagnolo, portoghese – che vanno a colmare un vuoto e a creare un nucleo di integrazione fra la Biblioteca del Polo e la Biblioteca di Geografia dell’Università di Firenze.
Innocenti amava molto viaggiare ma ha sempre evitato di volare. Così ha percorso in auto le strade di gran parte dei paesi d’Europa – Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Germania, Svizzera, Austria, Cecoslovacchia, Danimarca, ex-Jugoslavia – fotografandone luoghi e paesaggi. La fotografia era un suo hobby e aveva messo insieme una vasta raccolta di diapositive dei paesi visitati: migliaia e migliaia, tutte accuratamente catalogate. Tra i suoi hobby, anche una gigantesca raccolta di francobolli, i cui primi esemplari risalivano all’epoca in cui era ragazzo ma che aveva continuato ad alimentare per tutta la vita, con incredibile entusiasta assiduità.
Nell’estate si dedicava a lunghe escursioni in montagna, sulle amate Dolomiti, scrutate e immortalate attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Lì esercitava quella “geografia a piedi” propugnata dagli antichi Maestri.
Dal 2020 si era trasferito a Rosignano Solvay, il luogo d’origine della moglie Marilisa, al quale era rimasto sempre molto affezionato.
Riferimenti bibliografici
Innocenti, P. (1968). Il porto di Livorno. Centro di Studi e di Ricerche Economico-Sociali della Toscana. Milano, Giuffrè Editore.
Innocenti, P. (1973). La città di Cracovia. Origini, aspetti e funzioni dell’organismo urbano. Suo ruolo nella struttura geografico-economica della Repubblica Popolare Polacca. “Memorie dell’Istituto di Geografia Economica dell’Università di Firenze”. Firenze, Università degli Studi di Firenze.
Innocenti, P. (1979). L’industria nell’area fiorentina. Firenze, Associazione degli Industriali della Provincia di Firenze.
Innocenti, P. (2007). Geografia del turismo (3a edizione). Roma, Carocci Editore.
Maria Tinacci Mossello
Ricordando Lida Viganoni (1950-2026)
Il 16 febbraio 2026 Lida Viganoni ci ha lasciati. Per alcuni di noi e per la sua famiglia il vuoto è incolmabile. L’Università di Napoli L’Orientale perde un pezzo importante della sua storia.
Lida è stata una figura unica dal punto di vista istituzionale, accademico e umano. Per tutti coloro che, in Italia e all’estero, hanno condiviso con lei anni di lavoro, studio, insegnamento, ricerca e responsabilità istituzionali il suo ricordo, di studiosa e di persona instancabile, punto di riferimento costante, resterà sempre nella memoria. Un ricordo fortemente associato all’Orientale, Ateneo nel quale è stata ordinaria di Geografia dal 2000, Prorettrice vicaria (2002/08) e poi Rettrice (2008/14) in anni difficili. Lida preferiva che alcune sue qualifiche fossero declinate al maschile, che intendeva in senso neutro.
Prima donna Rettore del Mezzogiorno, è stata protagonista di scelte complesse che hanno mutato il volto e l’assetto dell’Ateneo. L’impegno per l’Orientale è stato in quegli anni intenso e costante, senza trascurare la dimensione culturale, come dimostrato dall’ampio ventaglio di iniziative ed eventi da lei attivamente perseguiti. Professoressa emerita dell’Ateneo subito dopo il suo pensionamento nel 2020, è stata insignita del titolo di Grande ufficiale al merito della Repubblica italiana (2013) e del Magistero geografico dall’Associazione dei Geografi Italiani (2023).
Si era laureata nel 1972 all’allora Magistero Suor Orsola Benincasa con una tesi in Geografia, di cui fu relatore il prof. Domenico Ruocco. Borsista e contrattista al Magistero e all’Università Federico II, dal 1980 si trasferisce all’Orientale, dove prosegue la sua carriera con Pasquale Coppola (scomparso nel 2008), con l’eccezione di un triennio da associato all’Università della Calabria (1998-2001).
Ha svolto un’intensa e continua attività scientifica – testimoniata da circa cento pubblicazioni e dalla partecipazione e dal coordinamento in numerosi PRIN – proseguita negli anni Duemila, nonostante gli impegni nella conduzione e nella gestione dell’Ateneo. In oltre quarant’anni di attività aveva orientato la propria ricerca prevalentemente sui temi della geografia urbana e dello sviluppo regionale, con particolare attenzione al Mezzogiorno e al Mediterraneo. Alle ricerche svolte alla scala dell’Italia meridionale fanno capo lavori sulla Campania e sulla Basilicata e indagini specifiche sui problemi della città e dei sistemi urbani, sul ruolo delle città medie, sul nesso tra sviluppo industriale, mercato del lavoro e trame urbane, sulle aree interne.
Era stata attiva anche nei principali sodalizi geografici: nel Comitato direttivo dell’Associazione dei Geografi Italiani e nel Consiglio direttivo della Società Geografica Italiana (2011/19), di cui era stata anche vicepresidente (2017/19).
Dopo il pensionamento aveva continuato a lavorare, insegnando all’Orientale in qualità di professoressa a contratto (stava ultimando il suo ultimo anno di contratto quando ci ha lasciati) e partecipando alle attività di varie associazioni e istituzioni napoletane, tra cui si segnala la Fondazione Maurizio Valenzi.
Fino a pochi giorni prima di cedere a un’imbattibile malattia continuava a seguire ciò che succedeva all’Orientale e a starci vicino. Quando ci siamo visti l’ultima volta, con Libera D’Alessandro, le sue parole di saluto sono state: avrei voluto continuare a stare un po’ con voi, ma probabilmente non sarà possibile. Il suo affetto, il suo sostegno, i suoi rimproveri, il dialogo che c’era con lei mancano e non torneranno più. La memoria è ciò che resta e un ringraziamento infinito.
Rosario Sommella
10th EUGEO Congress (Vienna, 8-11 settembre 2025)
Il decimo Congresso EUGEO si è svolto a Vienna dall’8 all’11 settembre 2025, presso l’Accademia Austriaca delle Scienze sul tema “Geographies of a Changing Europe”.
L’evento, organizzato e ospitato dall’Accademia Austriaca delle Scienze – con l’ausilio primario dell’Istituto per la Ricerca Urbana e Regionale – e realizzato in collaborazione con la Società Geografica Austriaca e gli istituti geografici delle università austriache, ha rappresentato un’importante occasione di confronto per la comunità geografica europea e internazionale.
La partecipazione è stata ampia e qualificata, con circa 500 partecipanti tra cui studiosi, docenti, dottorandi e professionisti provenienti da numerosi paesi, a testimonianza della vitalità e della rilevanza della Geografia nel panorama scientifico contemporaneo.
Il Congresso è iniziato con la cerimonia inaugurale, seguita dai consueti saluti istituzionali del Presidente di EUGEO, Zoltán Kovács, che ha sottolineato come la Geografia sia una disciplina in grado di interpretare le trasformazioni territoriali, promuovere la sostenibilità e favorire il dialogo tra scienze sociali e naturali. Il tutto è stato seguito dal keynote speech della Prof.ssa Denise Pumain, emerita dell’Université Paris Panthéon-Sorbonne, che ha proposto una riflessione sulla co-evoluzione e sulla sostenibilità delle città europee.
L’evento si è concluso sotto la direzione della Prof.ssa Judith Miggelbrink, dell’Università di Lipsia, il cui intervento ha sondato le geografie dell’Antropocene, concentrandosi sulle implicazioni territoriali e sociali di questa nuova epoca geologica.
Il programma ha incluso 90 sessioni tematiche, distribuite su quattro giornate, articolate in fasce orarie mattutine e pomeridiane, con una media di 8-10 sessioni parallele per fascia.
Le tematiche affrontate hanno coperto un ampio spettro della Geografia contemporanea, integrando contributi teorici, metodologici e applicativi. Tra i filoni più rilevanti si distinguono:
– Mobilità e turismo: il tema è stato oggetto di approfondimenti in diverse sessioni, tra cui la 103 – Changing Tourism in a Changing Europe e la 118 – New Phenomenon of Tourism Mobility in a Changing Europe, dove si è discusso delle nuove forme di viaggio, delle trasformazioni territoriali e delle loro implicazioni ambientali.
– Migrazioni e transnazionalismo: le sessioni 120 – Migration, Migrant Transnationalism and Well-Being. Drivers, Impacts and Spatial Factors e 142 – Geopolitics of Migration and Security in a Changing Europe hanno analizzato le complesse dinamiche migratorie in Europa, concentrandosi sugli impatti sociali, spaziali e politici.
– Geografie urbane e sostenibilità: grande attenzione è stata dedicata alle città, con sessioni (174 – Urban Housing Dynamics in Central, Eastern, and Southeastern Europe, 124 – Urban Public Spaces under Pressure? Insights into Contemporary Challenges and Potential Solutions, 125 – The Diversity of the 15-Minute City: Approaches, Definitions, and Methods, 113 – Green and Blue Infrastructure and Urban Health, 150 – Urban Spaces for Well-Being and Care in a Changing Europe) incentrate su housing, spazi pubblici, infrastrutture verdi e blu e su modelli innovativi come la 15-Minute City.
– Educazione geografica: sessioni come la 202 – Transformative Education put into Practice e la 186 - Geography in Action: Enhancing Outdoor Education for a Dynamic Learning Experience hanno analizzato l’innovazione didattica e il ruolo della Geografia nel promuovere un’educazione attiva, dinamica e inclusiva.
– Territori marginali e resilienza: una molteplicità di interventi ha affrontato le sfide dei territori periferici, delle zone estrattive e delle aree rurali, puntando su giustizia spaziale, sostenibilità e nuove forme di governance, nelle sessioni 171 – New Mining Futures in Left-Behind Places, 161 – Extractive landscapes: Bridging Different Disciplinary Perspectives through the History of European Marginal Territories, 163 – The Changing European Rural Landscape: Land Concentration, Monocultures, and Biodiversity Loss, 136 – Urban in the Countryside: Flows, Knowledge, and Transformation in Rural Europe.
– Innovazione metodologica: il Congresso ha ospitato workshops su cartografia speculativa, approcci quantitativi alla mobilità disabile, e potenzialità dell’intelligenza artificiale nella Geografia umana.
Numerosi ricercatori italiani hanno partecipato attivamente al Congresso, ricoprendo sia il ruolo di coordinatori delle sessioni tematiche sia quello di autori di interventi scientifici. Le tematiche trattate hanno spaziato dalla Geografia dell’educazione alla mobilità sostenibile, dalle trasformazioni urbane post-pandemiche alla Geografia delle emozioni, fino all’analisi dei conflitti territoriali e alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Tra le sessioni coordinate da studiosi italiani si segnalano in particolare la 192 – Which Literary Geographies for a Changing Europe? di Giacomo Zanolin e Lucrezia Lopez, la 199 – How to communicate Geographical Research? For a Geography beyond the Boundaries of the Academy di Massimiliano Tabusi, e la 160 – Urban Tourism: Dynamics, Transformations, and Challenges of a Changing Europe di Simone Bozzato, Maria Grazia Cinti, Pierluigi Magistri e Marco Maggioli.
In diversi casi, i contributi presentati sono stati esito di progetti di ricerca finanziati da enti sia nazionali sia internazionali, con una spiccata impronta applicativa e una marcata attenzione al territorio.
Il programma ha altresì previsto spazi dedicati alla presentazione di volumi scientifici, workshops metodologici, momenti di confronto tra società geografiche e sessioni indirizzate ai giovani ricercatori.
Il coinvolgimento diretto di dottorandi e ricercatori emergenti ha evidenziato la vitalità della disciplina geografica e la sua capacità di attrarre nuove generazioni di studiosi. Un clima di collaborazione e scambio ha favorito la costruzione di reti scientifiche e la diffusione di pratiche e approcci innovativi.
Nel complesso, il decimo Congresso EUGEO ha riconfermato il ruolo strategico della Geografia come chiave per interpretare e gestire le trasformazioni territoriali in atto. L’ampiezza tematica delle sessioni, la qualità scientifica degli interventi e la forte presenza di partecipanti internazionali hanno delineato un quadro disciplinare vivace, caratterizzato da una propensione al confronto interdisciplinare e da un’attenzione puntuale alle sfide emergenti.
Una moltitudine di contributi, provenienti da contesti accademici e professionali diversi, ha messo in luce la capacità della Geografia di dialogare con altri ambiti di ricerca e di offrire strumenti analitici e operativi per la lettura e la trasformazione dei territori. Il Congresso, a sua volta, si è configurato come un’occasione di scambio e collaborazione, favorendo la costruzione di reti scientifiche e promuovendo pratiche innovative orientate alla sostenibilità, all’inclusione e alla resilienza territoriale.
Laura Augello
Frontiera, confine e limite: l’attualità del pensiero di Claude Raffestin. Un dialogo tra geografia politica e pensiero federalista
A pochi mesi dalla scomparsa di Claude Raffestin, rileggere il suo primo volume, “Géographie des frontières” (1974, con Paul Guichonnet), è stata l’occasione per rimettere al centro del dibattito il ruolo dei confini, delle frontiere e dei limiti come dispositivi di potere capaci di ridefinire rapporti sociali, economici e politici. Il 26 febbraio 2026, presso il Campus Luigi Einaudi di Torino, si è tenuto il convegno “Frontiera, Confine e Limite: l’attualità del pensiero di Claude Raffestin”, organizzato dal Centro Einstein di Studi Internazionali e dal Dipartimento di Culture, Politiche e Società dell’Università di Torino, con il patrocinio di numerose istituzioni geografiche e federaliste. L’incontro ha rappresentato uno dei primi tentativi di confronto sistematico tra geografi politici e federalisti su temi di riflessione condivisi.
Il mondo del federalismo europeo, la cui aspirazione centrale è il superamento della divisione dell’umanità in Stati nazionali, ha fin da subito riconosciuto la rilevanza dell’opera raffestiniana del 1974, integrandone gli elementi essenziali nella riflessione sulla progressiva “defunzionalizzazione” dei confini nazionali nel processo di integrazione europea. Su questo terreno si sono confrontati, nel primo panel, Domenico Moro e Gabriele Casano, ripercorrendo i processi storici di superamento dei confini negli Stati Uniti e in Europa e discutendo la funzione ideologica dei confini, che spesso traducono una separazione più apparente che reale tra “noi” e “loro”, trasformandosi in strumento di legittimazione dello scontro anziché di scambio pacifico. Particolarmente significativa è risultata la proiezione di alcuni cinegiornali dell’Istituto Luce, che hanno restituito le storiche manifestazioni di confine dei militanti federalisti degli anni Cinquanta, volte ad abbattere simbolicamente i confini statali: materiali che permettono di leggere, per immagini, la stessa “defunzionalizzazione” che Raffestin avrebbe teorizzato pochi anni dopo.
La seconda sessione, moderata da Egidio Dansero, si è concentrata sul carattere eterodosso della geografia politica raffestiniana, che trova massima espressione in “Pour une Géographie du Pouvoir” (1980): Raffestin fu il primo a mettere in dialogo le riflessioni di Foucault sul potere con la geografia. Elena dell’Agnese ha ripercorso le vicissitudini biografiche del geografo francese, dal legame con la Svizzera all’avvicinamento alla geografia italiana; Alessandro Vitale ne ha ricostruito il percorso intellettuale, dalla teoria dei limiti del 1974 alla messa in discussione dei presupposti della geografia politica del tempo, un processo critico oggi quanto mai attuale di fronte alla pluralità crescente degli attori del potere. La proiezione dell’ultimo video-lavoro di Raffestin, commentato da Daniele Jalla, curatore della mostra ospitata al Forte di Bard, ha permesso di ascoltare direttamente dalla voce del geografo un sunto della sua riflessione decennale, a partire dal caso della regione alpina.
Se le prime due sessioni hanno ricostruito l’impianto teorico, l’ultima parte della giornata ne ha verificato l’attualità sul terreno delle politiche europee. La tavola rotonda conclusiva, moderata da Marco Del Fiore, ha visto confrontarsi Mercedes Bresso, Raffaella Coletti, Antonio Longo e Sergio Zilli attorno al futuro delle regioni transfrontaliere, muovendo dalla distinzione raffestiniana tra frontiera-linea, barriera dello Stato sovrano, e frontiera-zona, territorio di incontro e sviluppo condiviso: una distinzione che, a oltre cinquant’anni di distanza, appare più viva che mai.
Il quadro emerso è apparso contraddittorio. Da un lato l’Unione europea ha sviluppato numerosi strumenti di cooperazione transfrontaliera come Interreg, GECT, strategie macroregionali, Euroregioni; dall’altro questi strumenti si sono scontrati sistematicamente con la resistenza degli Stati nazionali a cedere competenze, limitando l’effettiva funzionalizzazione del principio di sussidiarietà. Mercedes Bresso, ricordando le difficoltà incontrate con la Farnesina per l’approvazione di uno statuto GECT, ha descritto come questo strumento sia stato ridotto a progetti puntuali e come le strategie macroregionali siano state svuotate dalla cosiddetta “strategia dei tre no”: nessuna nuova istituzione, nessun nuovo fondo, nessuna nuova legge.
A ciò si aggiunge, secondo Sergio Zilli e Raffaella Coletti, una tendenza al ritorno di visibilità degli Stati nella governance dei confini interni, sia in termini di securitization, emblematica la prolungata sospensione di Schengen al confine orientale italiano, sia di riaccentramento della cooperazione istituzionale, con i Ministeri degli Esteri che rientrano in ambiti prima delegati alle Regioni. Un processo destinato ad accentuarsi nelle proposte della Commissione per il periodo post-2027, orientate verso un modello ispirato al Recovery Fund che accresce la discrezionalità nazionale a scapito degli approcci transfrontalieri condivisi. Bresso ha insistito sulla necessità di contrastare questa rinazionalizzazione, richiamando lo spirito delle politiche di Delors e la centralità di un bilancio europeo con risorse proprie.
Su questo punto, la capacità fiscale, i relatori hanno trovato piena convergenza: senza risorse proprie a ciascun livello di governo non esiste autonomia reale, né per i comuni, né per le regioni, né per le aree transfrontaliere. La risposta proposta è un federalismo multilivello, dai quartieri all’Europa, organizzato non come gerarchia ma come sistema di cerchi concentrici coordinati, ciascuno sovrano nel proprio ambito: quella che Antonio Longo ha definito “Open Federation”. Riprendendo Raffestin, Longo ha proposto una cifra simbolica: il limes latino come confine-barriera, immobilismo dello Stato-nazione, contrapposto al limen, la soglia che, nel varcarla, produce cambiamento. Le regioni transfrontaliere hanno senso politico solo se agiscono come soglie di trasformazione reciproca, e non come barriere rinominate.
La tavola rotonda ha evidenziato ostacoli ancora decisivi, a partire dalla domanda su chi possa avviare un processo di riconfigurazione dell’integrazione europea attento ai territori marginali. Come ha ricordato Zilli, richiamando Giuseppe Dematteis, la geografia non deve solo descrivere il mondo ma contribuire a immaginarne uno diverso, una funzione che richiede a geografi, urbanisti, giuristi e federalisti di superare i propri silos disciplinari.
A partire da questa riflessione, il convegno ha mostrato come la lezione di Raffestin non si esaurisca in un’eredità da commemorare, ma agisca ancora come strumento di lavoro per chi si confronta con la trasformazione dei territori di confine, lasciando aperta una domanda che nessuno dei relatori ha preteso di risolvere: chi abbia oggi la legittimità politica e gli strumenti istituzionali per tradurre questa eredità in scelte concrete di governo dei territori.
Gabriele Casano, Marco Del Fiore